La Fondazione BJS, Fede e Chiesa

 

Papa Francesco suggerisce ai cristiani e in particolare ai serrani “di vivere in modo concreto la fede attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza perché questo suscita delle domande; di essere testimoni credibili con la vita e anche con la parola per rendere visibile il Vangelo risvegliando l’attrazione per Cristo e per la bellezza di Dio”.

Questa testimonianza di amore alla Chiesa è quanto mai preziosa oggi, nel momento in cui i limiti umani della stessa, senza dubbio oggettivamente emersi nei comportamenti di taluni, ma anche molto amplificati da mezzi di comunicazione e da forze pregiudizialmente ostili, tendono a raffreddare, se non a spegnere, la gioia dell’appartenenza ad essa.

Ricordiamo l’esortazione di Papa Paolo VI in occasione del precedente Anno della Fede (1967-1968): “Abbiate fiducia nella Chiesa. Amatela assai. È il termine diretto dell’amore di Cristo: dilexit Ecclesiam (Ef. 5,25). Amatela anche nei suoi limiti e con i suoi difetti. Non certo per ragione dei limiti e dei difetti, e forse anche delle sue colpe; ma perché solo amandola potremo guarirla e far risplendere la sua bellezza di Sposa di Cristo.
È la Chiesa che salverà il mondo, la Chiesa che è la stessa oggi come lo era ieri, come lo sarà domani, ma che trova sempre, guidata dallo Spirito e con la collaborazione di tutti i suoi figli, la forza di rinnovarsi, di ringiovanire, di dare una risposta nuova ai bisogni sempre nuovi” (Messaggio a tutti i sacerdoti a conclusione dell’Anno della fede, 30 giugno 1968).

Benedetto XVI ci ricorda come non sia sufficiente, anche se è essenziale, conoscere le verità di Fede, come ancora non sia sufficiente conservarle in un cuore aperto alla grazia, occorrendo arrivare a professarle con la bocca, ossia ad una testimonianza e ad un impegno pubblici: “il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato….
La Fede, proprio perché è un atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede.
La Chiesa, nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza questa dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona” (M. P. Porta Fidei, n. 10).

Appartenere ad una Associazione come il Serra Club e alla Fondazione BJS che la affianca e ne è strumento finanziario, significa partecipare a questa dimensione pubblica della Fede, significa assumersi la responsabilità di ciò che si crede di fronte al mondo ed alle istituzioni civili, significa rendersi “visibili”, con la conseguente necessità di essere “credibili”.

La nostra credibilità di testimoni dell’amore a Cristo ed alla Chiesa nei suoi sacerdoti e nei suoi consacrati dipende dalla nostra concreta carità: parafrasando l’Apostolo Giacomo, citato dal Santo Padre, a che servirebbe dire ad un sacerdote, ad un religioso o ad una religiosa, ad un seminarista in difficoltà: “ti voglio tanto bene”, “ti stimo tanto”, “ti apprezzo”, “ti riverisco” e poi, potendo, non dare loro il necessario, o almeno dimostrare fattivo interessamento?

“La Fede senza carità – insegna ancora Benedetto XVI – non porta frutto e la carità senza la Fede sarebbe un sentimento in balìa costante del dubbio” (ibidem, n.14).

Chi intende lavorare e sostenere la nostra Fondazione, ma lo stesso vale per il Serra come Associazione, sappia che rende una testimonianza pubblica di fede e di amore alla Chiesa e che è chiamato ad esercitare, nei modi propri, la carità, sia direttamente nei confronti dei sacerdoti e dei religiosi, sia indirettamente verso tanti che da questi sacerdoti e da questi religiosi ricevono e riceveranno, insieme al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine, la grazia della salvezza.

La Vergine Santa, Madre delle vocazioni, san Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia e Patrono della Chiesa, San Junipero Serra, che consumò la vita per diffondere la Fede, custodiscano i nostri buoni propositi.

 

Tratto da un intervento di Emilio Artiglieri